Case history: TRIGENerazione in Continental

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L’impianto di TRIGENerazione (CCHP – Combined Cooling, Heat and Power) è un generatore che produce energia elettrica, energia termica ed energia frigorifera e che permette di raggiungere ottimi risultati in termini di: risparmi, continuità e qualità della fornitura di energia, indipendenza energetica e riduzione delle emissioni.

 

Panoramica

Caratteristiche impianto:

  • Potenza elettrica: 1.193 kWe
  • Potenza termica: 1.312 kWt (acqua calda a 90°C)
  • Potenza frigorifera: 879 kWf (acqua refrigerata 7° C)
  • 7.800 ore annue di funzionamento

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L’audit e la diagnosi energetica

Diagnosi energetica

Entro il 5 dicembre 2015 le grandi e le piccole/medie imprese energivore devono effettuare un audit energetico su tutti gli stabilimenti presenti in Italia, come da Decreto Legislativo 102 del 4 luglio 2014.

L’audit può essere svolto da:
- società di servizi energetici (Esco)
- esperti in gestione dell’energia (Ege)
- auditor energetici

L’audit energetico non deve essere percepito solo come un obbligo normativo; esso, infatti, può portare a numerosi vantaggi: riduzione degli sprechi e aumento dell’efficienza, consapevolezza sul profilo di consumo, ottimizzazione del processo e, in definitiva, risparmio economico. Altri vantaggi che non devono essere sottovalutati sono quelli relativi alla valorizzazione del brand ed alla riduzione dell’impatto ambientale e delle riduzioni delle emissioni di CO2.

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Demand Response in Europa: analisi normativa

logo EU (di Francesco Mancini)

Con il pacchetto Clima ed Energia Europa 2020 e la volontà di ridurre le emissioni da un minimo dell’ 80 ad un massimo del 95% al 2050, l’Europa si è posta obiettivi estremamente ambiziosi sia di medio che lungo termine. Allo scopo di raggiungere i risultati proposti nelle menzionate scadenze temporali l’UE ha posto anche dei target intertemporali al 2030 sia in termini di generazione rinnovabile che riduzione di gas serra.

Il Demand Side Response (DSR) non potrà che essere un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi proposti considerati i sui indubbi benefici. Infatti tramite il DSR si potrà permettere ai clienti di essere remunerati per modificare i propri profili di carico, svolgendo un ruolo decisivo nella stabilità della rete. Inoltre potrà svolgere un ruolo fondamentale nella diminuzione di generazione aggiuntiva e rendendo proporzionalmente più incisivo il ruolo delle rinnovabili nell’approvvigionamento energetico, rendendolo quindi più sicuro e riducendo il rischio di picchi di prezzo dovuto alle instabilità politiche dei paesi fornitori.
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Buon Natale dal Gruppo Loccioni!

Auguri

Ti auguriamo 2 kilometri di gioia per un Natale speciale.

Un fiume di coraggio per realizzare i tuoi progetti. Un nuovo anno ricco di sfide e di pietre miliari.

Perché ognuno di noi è chiamato a seminare bellezza.

L’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli” (proverbio cinese)

La nuova normativa italiana sui SEU

(di Giacomo Mantero)

I SEU: spesso si parla di questi sistemi come un modello futuristico che potrà avere grande diffusione. Un’affermazione sicuramente condivisibile, ma limitante: non solo i SEU potranno svilupparsi nel prossimo futuro, ma l’hanno anche già fatto in passato!impianto fotovoltaico Loccioni

Spieghiamoci meglio. Per definizione i Sistemi efficienti di utenza sono: “sistemi in cui un impianto di produzione di energia elettrica […], alimentato da fonti rinnovabili ovvero in assetto cogenerativo ad alto rendimento […], è direttamente connesso, per il tramite di un collegamento privato […], all’impianto per il consumo di un solo cliente finale, anche corrispondente al produttore […]”. Quindi chiunque di noi che da 10 anni a questa parte abbia installato un impianto fotovoltaico può “vantarsi” di questa nomina!

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Smart Carbon, l’idea sostenibile di Loccioni Environment

smart carbon
(di Stefano Collura, R&D Manager, Loccioni Environment)

Provate ad immaginare il mondo attuale senza le centrali elettriche a carbone, gli inceneritori, le acciaierie, le cementerie, le raffinerie di petrolio, le industrie chimiche ed in generale tutti quegli impianti che comunemente consideriamo inquinanti.

Di certo vivremmo in un mondo più pulito e più bello, ma probabilmente saremmo costretti a rinunciare a molte delle comodità alle quali siamo abituati e sulle quali si fonda l’idea che oggi abbiamo di benessere: non riusciremmo a produrre sufficiente energia elettrica per soddisfare i nostri bisogni, abiteremmo in case di legno o di pietra, ci scalderemmo con il fuoco e ci sposteremmo solo a piedi o a cavallo; non potremmo nemmeno costruirci le biciclette perché occorrerebbe fondere il metallo e sintetizzare le gomme dagli idrocarburi…

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Buona lettura a tutti!

Questa settimana si parla del Gruppo Loccioni:

la RepubblicaLa qmia qualità ha il cuore nelle Marche

- su Panorama ‘Storie d’imprese: la mia qualità ha il cuore nelle Marche’ (link)

- su La Repubblica ‘Dove l’energia è più cara che altrove’ (link)

Case history: GRID4EU

Grid4eu

Nell’ambito del progetto europeo GRID4EU, che ha come obiettivo la dimostrazione su larga scala di soluzioni avanzate di Smart Grids per l’Europa, Loccioni ha realizzato in collaborazione con Enel Distribuzione un sistema di accumulo energetico con batterie al litio di 1MW/1MWh.

Lo scopo del progetto implementato in Italia, che si rivolge alle linee di Media Tensione, è quello di realizzare un sistema di controllo avanzato che metta in comunicazione i vari nodi della rete: generatori di media tensione, sottostazioni di alta, media e bassa tensione, sistema di accumulo.

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Loccioni & Intesa San Paolo: guarda il video!

Con la campagna Un mondo possibile – Diamo credito all’Italia Intesa Sanpaolo vuole dimostrare come con prodotti e servizi adeguati sia possibile fare cose che fino a ieri non sembravano realizzabili.
Il Gruppo Loccioni è stato scelto come un caso da valorizzare. Sicuramente un grande regalo per il Gruppo e per tutto il Territorio!

La campagna sarà in televisione fino a metà novembre e on line nel canale Youtube di Intesa Sanpaolo Un mondo possibile e con tutti gli approfondimenti nel sito di Intesa San Paolo.

Loccioni_Bisio

Alluvioni: bisogna adattarsi

(Prof. Francesco Ballio, Politecnico di Milano)

 

Francesco Ballio

“How many years can a mountain exist – before it is washed to the sea?” ["Per quanti anni può sopravvivere una montagna – prima di essere dilavata verso il mare?"]. Questo bel verso di Bob Dylan, preso in senso letterale, coglie l’essenza di quello che noi chiamiamo rischio idrogeologico: l’evoluzione del territorio è un processo naturale ed inevitabile, è solo questione di tempo. Quanto tempo? Nell’insieme sono processi di lunghissimo periodo, “tempi geologici” come si suole dire, che quindi non ci preoccupano. Ma, a livello di dettaglio possono avvenire evoluzioni significative anche su tempi del tutto umani, che vanno dalle poche ore al centinaio di anni: un pezzo di versante crolla, l’acqua invade temporaneamente terreni normalmente asciutti, il corso di un fiume cambia, una zona di pianura si abbassa o alza progressivamente.

Più di quanto ci fossimo immaginati nel passato, ci stiamo rendendo conto che le nostre strategie di mitigazione del rischio idrogeologico devono essere in grado di adattarsi ai cambiamenti: del territorio, innanzitutto, che comunque si modifica, nonostante i nostri interventi e, a volte, a causa di essi; ma anche i cambiamenti delle pressioni antropiche, del nostro desiderio di utilizzare il territorio; e, da qualche anno, i cambiamenti climatici, che stanno modificando le caratteristiche delle forzanti naturali. Accanto alle tradizionali opere di difesa, per loro natura poco flessibili, è importante allargare il ventaglio delle soluzioni dando maggior importanza alla pianificazione territoriali, alla pianificazione e gestione delle emergenze, alla progettazione di strutture e infrastrutture meno vulnerabili ai fenomeni alluvionali. Tali azioni sono tipicamente molto più adattative rispetto ai cambiamenti del sistema; certo, non necessariamente impediscono l’avverarsi dell’alluvione ma, perlomeno, possono mitigarne gli effetti e, prima di tutto, evitare le perdite di vite umane.

Quale il ruolo della tecnologia, in tutto ciò? Da sempre ci fornisce gli strumenti e le infrastrutture per il monitoraggio ambientale, base indispensabile per la conoscenza e il controllo del territorio e dei processi che lo coinvolgono. Lo sviluppo degli ultimi decenni sempre più ci permette di misurare le forzanti e modellarne gli effetti in tempo reale, fornendo scenari evolutivi utilizzati per la gestione dinamica del rischio, a supporto delle decisioni in emergenza. Tali potenzialità pongono nuove sfide nella mitigazione dei rischi, richiedendo un approccio più complesso rispetto alla protezione passiva offerta da, diciamo, un argine; in compenso la tecnologia richiede tipicamente investimenti molto minori, offrendo ottima adattabilità ai cambiamenti climatici, territoriali, sociali.

Conclusione: non esistono risposte semplici ai problemi complessi, quali quelli posti dai rischi naturali. O, per dirla alla maniera di Bob Dylan, “the answer is blowing in the wind”. Acchiapparla non è facile.