Il bilancio dell’energy manager

La gestione dell’energia è oggi un tema molto discusso, perché tocca da vicino tutti i settori produttivi , dal manifatturiero al terziario fino ad arrivare alle strutture del settore pubblico. Agricoltura, industria, trasporti, grande distribuzione, uffici, sanità e ospedali sono infatti accomunati dalla necessità di consumare energia per realizzare i propri processi, svolgere le attività e, più in generale, nel funzionamento degli edifici. Si sta pertanto gradualmente diffondendo la consapevolezza di dover intervenire per impiegare correttamente i vettori energetici, al fine di non subire la bolletta come una tassa, quanto piuttosto di trarre vantaggio competitivo dagli investimenti in efficienza energetica, generando così nuove occasioni di sviluppo.

Ma cos’è in realtà l’energy management?

L’energy management consiste nell’attivare un modello organizzativo, sistematico e propositivo, che copra tutte le fasi dell’utilizzo dell’energia (dall’acquisto alla trasformazione, dalla distribuzione all’impiego finale) e che garantisca efficienza a parità di risultato. Il perché un’impresa investa in questo ambito (sia essa pubblica o privata) si può racchiudere principalmente in due grandi vantaggi:

  • ottenere una riduzione sul fronte dei costi e indirizzare gli investimenti
  • ridurre gli sprechi per favorire la conservazione delle risorse disponibili e dare risposta ai temi del rispetto dell’ambiente e della tutela del clima globale.

Anche sul fronte normativo, sia a livello di Direttive Europee che di Strategia Energetica Nazionale, si stanno definendo prescrizioni e forme di incentivo, per indirizzare le imprese verso una migliore gestione dell’energia.

Nonostante tutti questi aspetti positivi, ad oggi esistono ostacoli o rallentamenti alla diffusione capillare dell’energy management:

  • Difficoltà nell’approcciare e far applicare il processo;
  • Possono mancare le competenze necessarie ad attivare il modello gestionale o a valutare soluzioni tecniche e tecnologiche, specie se innovative;
  • L’attività principale nell’industria o nell’edificio è spesso altro rispetto all’energia: l’energy management può essere visto come perdita di tempo rispetto al core business, oppure si temono ripercussioni negative sulle attività svolte (fermi impianto, inefficienze, discomfort);
  • Nelle industrie la spesa per l’energia è una voce spesso vista come marginale, poichè incide in media per il 2-3% del fatturato (Energy Strategy, da elaborazione su dati MiSE e ISTAT);
  • Mancanza di disponibilità ad investire o altre priorità di investimento.

In realtà il processo di energy management è un percorso che, a partire da una visione condivisa dei principi decisionali, può essere facilmente attivato anche a partire da semplici strumenti: analisi delle bollette, raccolta di dati anagrafici sugli impianti e sulle utenze, identificazione dei centri di consumo. Queste prime informazioni sono una buona base di partenza per indirizzare le successive valutazioni.

Dove e come lavora un Energy manager?
Le grandi realtà energivore hanno l’obbligo di legge di nominare un energy manager che promuova e persegua l’attuazione delle politiche di gestione energetica mentre le altre realtà più piccole (ma che comunque consumano energia) possono delegare il compito a centri di competenza specifici che propongono servizi di gestione ed efficienza energetica attivando un servizio chiamato “energy manager remotizzato”.
In generale, un energy manager dopo una prima fase di analisi, propone una serie di interventi di ottimizzazione, che traduce in investimenti: ciascuno di essi avrà un differente impatto e un differente ritorno economico; gli interventi con tempi più lunghi potranno essere attivati ad esempio con i risparmi ottenuti dai precedenti o utilizzando forme di incentivazione dedicate (certificati bianchi, certificati verdi, agevolazioni fiscali,…). Si avvia quindi un modello circolare di pianificazione, attuazione, controllo e azione, con una misura costante dei risultati ottenuti per garantirne i benefici nel tempo.

fonte: www.emanz.org

In conclusione, l’energy manager è una professione in crescita! La corretta gestione dell’energia diventa infatti elemento di competitività, poiché consente di ridurre il costo per pezzo prodotto realizzarlo (riduzione dell’embodied energy). Con interventi di efficienza energetica è possibile poi riqualificare edifici ed impianti, con conseguente riduzione delle spese di gestione, aumento di comfort e di valore dell’immobile, basti pensare che in alcuni settori di mercato e filiere di produzione viene già privilegiato il produttore che abbia una gestione efficiente dell’energia e riduca le sue emissioni inquinanti (carbon footprint, lean production,…).
Ulteriori conferme di una crescente attenzione all’energy management sono le iniziative che stanno iniziando a percorrere alcuni fornitori di energia, che a fianco della tradizionale vendita di luce e gas propongono servizi di efficienza energetica a supporto del cliente per aumentare il valore della loro proposta commerciale.

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