Il Club di Roma quasi mezzo secolo dopo “I Limiti dello Sviluppo” e le sue conseguenze sul mondo di oggi.

(di Ugo Bardi)

Ugo Bardi

Ci ricordiamo tutti del famoso “Rapporto al Club di Roma” che in Italia era uscito nel 1972 con il titolo “I Limiti dello Sviluppo” (in realtà, la traduzione corretta del titolo originale avrebbe dovuto essere “I Limiti alla Crescita”). Il ricordo di quel lavoro è spesso distorto dagli anni e dalle tante leggende che sono nate intorno ai suoi risultati. Così, ci ricordiamo – ci sembra di ricordare – che “I Limiti dello Sviluppo” aveva fatto delle “previsioni sbagliate” proponendo che avremmo finito questa o quella risorsa (petrolio, gas, rame, o che altro) ormai da un pezzo – cosa che ovviamente non si è verificata. Non era così.

Quelle dei “Limiti alla Crescita” non erano previsioni sbagliate e non erano nemmeno previsioni. Lo studio era un avvertimento, una serie di “scenari” che indicavano come l’economia planetaria si sarebbe potuta sviluppare nell’arco di un secolo, circa. E quello che sarebbe successo dipendeva, ovviamente, dalle scelte che avremmo fatto. Lo studio si poneva di fronte a due problemi principali: quello del graduale esaurimento delle risorse e quello del graduale aumento dell’inquinamento. In nessuno dei due casi avevamo di fronte cambiamenti improvvisi: “esaurimento” non significa che una risorsa minerale finisce tutta insieme: significa che i costi di estrazione aumentano gradualmente dato che le risorse a buon mercato sono quelle estratte per prime. Inquinamento non significa morire avvelenati ma che i danni fatti al sistema economico aumentano gradualmente, come pure i costi necessari per combatterli. I calcoli dello studio indicavano che questi due fattori erano destinati a pesare sempre di più sull’economia mondiale, prima rallentando la crescita è poi trasformandola in decrescita (o, come va di moda dire oggi, “crescita negativa”).

Questo risultato di declino economico non era e non è mai stato un destino ineluttabile. Il lavoro del 1972 dei “Limiti alla Crescita” già indicava le strade da seguire per evitarlo: risorse rinnovabili, maggiore efficienza, riciclo dei rifiuti, chiusura del ciclo industriale. Tutte cose che negli anni ci sono diventate familiari ma che, sfortunatamente, abbiamo scelto di ignorare o di realizzare soltanto in modo “cosmetico”: in piccole dosi destinate più che altro a tacitare la nostra coscienza. Quello che abbiamo fatto non è bastato a cambiare i meccanismi di funzionamento di un’economia che, tuttora, è basata sullo sfruttamento rapido e forsennato delle risorse minerali del cui esaurimento nessuno sembra preoccuparsi. Per esempio, tendiamo a considerare come una cosa buona quella di bruciare i nostri rifiuti negli inceneritori, senza preoccuparsi del fatto che, poi, dalle ceneri è praticamente impossibile recuperare le rare e preziose risorse minerali che sono passate attraverso il ciclo industriale. Il risultato è che l’andamento dell’economia mondiale ha seguito da vicino quello che era lo scenario “peggiore” dello studio dei “Limiti alla Crescita”, come ci siamo accorti recentemente (The Guardian). 

E ora? Se abbiamo seguito un percorso sbagliato fino ad oggi, non significa che non possiamo fare altro che continuare. Possiamo e dobbiamo lavorare sul miglioramento della sostenibilità, il che vuol dire usare energia rinnovabile, riciclare con cura le risorse minerali che utilizziamo e sviluppare una serie di tecnologie più sostenibili e non basate sull’uso di risorse che non possono essere rimpiazzate. Fra queste, il trasporto che, oggi, è tutto basato su combustibili fossili. Possiamo riorganizzare tutto il sistema dei trasporti sulla base di una maggiore efficienza e sull’uso di motori elettrici e batterie che possono essere alimentati con risorse rinnovabili. E’ una strada che ci si apre davanti: Il Club di Roma esiste ancora oggi e ha lavorato indicandoci la giusta direzione per quasi mezzo secolo. Possiamo ancora deciderci a sterzare verso la sostenibilità: basta volerlo.

Ugo Bardi è docente presso l’Università di Firenze. E’ autore del recente “Extracted, how the quest for mineral wealth is plundering the planet” edito da Chelsea Green, 2014 (link)

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