La nuova normativa italiana sui SEU

(di Giacomo Mantero)

I SEU: spesso si parla di questi sistemi come un modello futuristico che potrà avere grande diffusione. Un’affermazione sicuramente condivisibile, ma limitante: non solo i SEU potranno svilupparsi nel prossimo futuro, ma l’hanno anche già fatto in passato!impianto fotovoltaico Loccioni

Spieghiamoci meglio. Per definizione i Sistemi efficienti di utenza sono: “sistemi in cui un impianto di produzione di energia elettrica […], alimentato da fonti rinnovabili ovvero in assetto cogenerativo ad alto rendimento […], è direttamente connesso, per il tramite di un collegamento privato […], all’impianto per il consumo di un solo cliente finale, anche corrispondente al produttore […]”. Quindi chiunque di noi che da 10 anni a questa parte abbia installato un impianto fotovoltaico può “vantarsi” di questa nomina!


L’introduzione di queste definizioni deriva principalmente da una necessità da parte dell’AEEG di classificare e controllare il fenomeno della generazione distribuita. Un paradigma energetico basato sempre più su piccoli produttori diffusi invece che su grandi impianti centralizzati, obbliga le autorità a rivoluzionare tutti i flussi energetici ed economici nazionali.

Energetici poiché la rete elettrica nazionale ha bisogno di essere sempre bilanciata: ciò che produco deve essere contemporaneamente consumato. Quest’anno in Italia abbiamo prodotto circa 21 TWh di energia elettrica (il 7% del totale nazionale) da impianti rinnovabili de localizzati classificabili come SEU, una grande fetta che è destinata crescere. I gestori delle reti nazionali dovranno poter controllare, e all’occorrenza bloccare in caso di sbilanciamento (teledistacco), queste nuove immissioni di energia in rete. Cominciare a mettere ordine sarà sicuramente d’aiuto in questa direzione.

Dal lato economico perché l’eccessiva diffusione delle rinnovabili e della generazione distribuita potrebbe far lievitare i costi per i consumatori: infatti gli incentivi alle rinnovabili vengono pagati grazie alle bollette di coloro che l’energia la prelevano dalla rete. Per assurdo, se ora possedessi un impianto incentivato con il quale autoprodurmi tutta l’energia elettrica, non dovrei pagare bollette e sarei completamente esente dal pagamento di questi oneri. Oneri che invece graverebbero completamente su coloro che di quell’impianto e di quegli incentivi non ne usufruiscono! E in misura tanto maggiore quanto minore è il numero di persone che pagano le bollette. E’ per questo motivo che il governo ha colto l’appello dell’AEEG, introducendo con lo Spalma-incentivi una quota di oneri di sistema da pagare anche per coloro che autoconsumano energia senza passare dalla rete.

La normativa sembra dunque nascere soprattutto per esigenze logistiche, ma porta con sé anche strumenti innovativi. Si chiarisce la possibilità di nuove strutture per la diffusione di nuovi impianti non incentivati: un soggetto investitore può farsi carico delle spese di installazione di un sistema di generazione in loco a un cliente finale, vendendogli poi l’energia prodotta a un prezzo ribassato. Tramite un contratto privato, il risparmio generato sarà suddiviso tra soggetto investitore e cliente finale. Questo sarà tanto maggiore quanto più alta sarà la percentuale di autoconsumo: invece che finanziare mega parchi FV o eolici per poter usufruire degli incentivi, saremo quindi spinti allo sviluppo di impianti “ad hoc” per il cliente, ottimizzando produzione e consumo.

Si spera che la chiarezza normativa possa favorire maggiormente la diffusione di questi modelli di business attirando anche l’attenzione di soggetti finanziatori. Chiarezza che, dopo circa 5 anni di attesa, incrociando le dita e sperando che anche il GSE a natale sia un po’ più buono, sembra dietro l’angolo.

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