Le 8 regole per diventare una Green factory

L’accostamento dei termini “green” e “factory” viene ancora percepito da molti come un ossimoro.
L’impresa verde, in realtà, si prefigura come un paradigma innovativo dai tratti concreti e possiede delle caratteristiche distintive che le consentono di stagliarsi nello scenario industriale.
Le imprese che decidono di perseguire la strada della sostenibilità devono portare a compimento 8 impegni importanti nei confronti dell’ambiente, che consentiranno un ritorno economico, pubblicitario e sociale.

  1. Produrre l’energia di cui si ha bisogno  - La green factory si avvale di fonti naturali per produrre l’energia di cui necessita: dal sole con il fotovoltaico, dall’acqua con il microidrico, dall’aria con l’eolico e dalla terra con la biomassa proveniente da una filiera corta. Acquista dall’esterno l’energia rimanente per il fabbisogno, privilegiando anche in questo caso quella proveniente da fonti verdi.
  2. Essere dotati di maggior comfort e minori consumi La green factory è concepita per massimizzare il benessere abitativo. Con questo traguardo è organizzata inoltre per minimizzare i consumi energetici. L’architettura ideale contempla superfici vetrate, infissi, tetti e un’oculata selezione dei materiali per massimizzare l’isolamento termico. Alcune buone pratiche riguardano l’adozione di sistemi di illuminazione regolati sulla base della luce naturale, al fine di creare un ambientazione accogliente  e rilassante.  Il ricambio d’aria viene regolato tramite la gestione delle unità di trattamento. Il condizionamento può essere coadiuvato dal natural cooling, soprattutto nelle medie stagioni. L’industria sostenibile attua inoltre interventi di ottimizzazione e di sostituzione di apparati esistenti, tra i quali possono essere annoverati motori elettrici, inverter, caldaie, gruppi frigo, sistemi di aria compressa.
  3. Gestire e accumulare l’energia elettrica e termica – La green factory è il nodo intelligente in una rete intelligente.  Controlla la produzione da rinnovabili massimizzandone le performances; gestisce l’efficienza energetica tramite lo scheduling dei carichi e, nella configurazione più completa, avvalendosi del demand response, ossia della modulazione del profilo di consumo sulla base degli scenari di mercato energetico.
    Si avvale di un ulteriore grado di libertà, lo storage, per aumentare la flessibilità e l’indipendenza rispetto alla rete esterna. L’accumulo elettrico massimizza l’autoconsumo di energia rinnovabile e, allo stesso tempo, stabilizza la tensione di rete e contrasta le microinterruzioni dannose per i processi. L’accumulo termico lavora a supporto degli impianti di riscaldamento e di raffrescamento.
    Tutto questo, insieme, rientra nel concetto di microgrid, tanto più se il singolo edificio condivide con altri le stesse strategie di ottimizzazione energetica.
  4. Misurare e controllare le proprie performance per migliorarsi costantemente –l’unico modo concreto per migliorare sia misurarsi. Definisce dei parametri di performance ed è in costante tensione per il loro superamento. Riesce nell’intento avvalendosi di tecnologie come sistemi di metering dei consumi energetici e di tecnologie di building automation. Meno sprechi quindi, più intelligenza e più autonomia.
  5. Essere connessi – Il cuore dell’industria sostenibile è il data center che garantisce la sicurezza nella gestione dei dati e impatta in modo risibile sui consumi grazie all’ottimizzazione del condizionamento dei server. Lo storage e la comunicazione delle informazioni interne sono funzionali al business dell’impresa ma anche alla gestione energetica dell’intero sistema, rappresentando gli elementi informatici indispensabili per l’architettura della microgrid.
  6. Prendersi cura dei propri rifiuti e avere un minor impatto sull’ambiente –Con l’obiettivo del landfill free (assenza della discarica) e, osservando i suoi processi e quelli della filiera, l’industria verde si adopera per la riduzione del carbon footprint, ossia dell’ammontare dell’emissione di CO2 attribuibile ad un prodotto. Partecipa ad iniziative connesse come la piantumazione di alberi in aree forestali depauperate.
    La gestione dei flussi in ottica ambientale riguarda anche il recupero delle acque piovane e il trattamento di quelle reflue.
  7. Attestare il proprio primato con certificazioni – Il contributo in iniziative legate all’ambiente e alla sostenibilità viene oggettivizzato e riconosciuto tramite la ISO 50001, il LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), il carbon footprint, il certificato energetico dell’edificio (il top rappresentato dalla Classe A+).
  8. Confrontarsi con l’esterno e far parte di una filiera sostenibile –Con un approccio “circocentrico” la green factory cerca il meglio dapprima da sé e poi diffonde verso l’esterno le pratiche virtuose. Definisce e richiede pertanto degli standard in sostenibilità  ai propri fornitori, in modo da garantire la qualità dei prodotti che immette nel mercato. Tali requisiti possono anche, e soprattutto, riguardare l’indotto nel territorio. Si fa capofila nei confronti delle realtà limitrofe come gestore locale dell’energia, promuovendo la diffusione delle microgrid elettrica e termica.

In conclusione, diventare una green factory significa essere un esempio concreto dello stato dell’arte tecnologico per la gestione dei flussi energetici e un modello sociale per il tema della sostenibilità. Per far ciò, è necessario il coinvolgimento delle persone, motore principale per progettare un futuro migliore

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